Il sogno del signor Tale

Il signor Tale uscì alquanto frastornato dall’ambulatorio del proprio medico di famiglia; quel giorno si era svegliato con un dolore martellante alla tempia sinistra, accompagnato da uno sgradevole senso di nausea; a tratti vedeva offuscato o veniva colto da lieve vertigine. Tempo addietro il suo medico di famiglia gli aveva detto che si trattava di una forma di emicrania vasomotoria; la terapia poteva essere solo palliativa; quanto a guarire, neanche sognarlo. Avrebbe quindi rinviato volentieri l’appuntamento, ma il suo medico di famiglia aveva affermato che si trattava di una faccenda seria e urgente; pertanto aveva preso un antidolorifico e – per la prima volta – vi aveva associato un sedativo abbastanza potente (avrebbe saputo solo più tardi che l’assunzione di due o più farmaci, per un noto fenomeno chiamato interazione farmacologica, può dare luogo a effetti imprevedibili); proprio per questo si era recato a piedi all’ambulatorio del suo medico di famiglia, anziché in auto com’era sua abitudine. Come risultato di tutto ciò quel giorno i suoi pensieri non si dipanavano molto chiaramente; gli era sembrato di fluttuare in una nebbia indistinta quando il suo medico di famiglia gli aveva comunicato l’esito degli esami di laboratorio e di altri accertamenti cui – su sua prescrizione – si era sottoposto. Dopo la consulenza, giunto alla porta dell’ambulatorio e in procinto di uscire, si era girato e aveva chiesto, sentendosi come un sonnambulo: “Dottore, può ripetermi la diagnosi? Non sono certo di avere capito bene…” “Cancro, signore” aveva risposto l’altro, col tono e l’atteggiamento di chi pronunci una sentenza inappellabile.

Il signor Tale faticava a riordinare le idee. I pensieri sembravano bigliettini che galleggiassero in sequenza su un liquido giallastro; camminando all’aria fresca per tornare a casa la nebbia interiore cominciò a dissolversi ed egli iniziò a raccogliere le idee, che però a tratti si affastellavano ancora nella mente. “Cancro? Io? Impossibile! Mi sono sempre nutrito con una alimentazione variata e ho seguito uno stile di vita corretto. Non sono mai stato esposto all’amianto ch’io sappia – pensò fra sé e sé – quindi non dovrei avere un mesotelioma; mi sono sempre protetto da un eccesso di esposizione al sole, quindi non dovrei avere un melanoma (aveva letto questo consiglio nella rubrica di un noto dermatologo e si era sforzato di attenervisi, anche se si era chiesto come fosse compatibile con quello – fornito da un ortopedico – di esporsi regolarmente al sole per via della vitamina D); non sono venuto a contatto con idrocarburi o con benzene, quindi …” Molte cose del genere aveva sentito dire, e nel suo piccolo si era anche discretamente documentato sull’Enciclopedia Medica e in Wikipedia. Fu solo quando arrivò a casa che la nebbia si dissolse ulteriormente per cui realizzò che la rassegna – appena fatta mentalmente – di vari tipi di tumori

e delle loro presunte cause era perfettamente inutile, visto che il suo medico di famiglia gli aveva diagnosticato con esplicita chiarezza un cancro allo stomaco.

Ricordò di avere letto recentemente che esistono numerose terapie “naturali” di comprovata efficacia e su cui vi è un’abbondante letteratura scientifica. Il suo medico di famiglia tuttavia (sì, decisamente la memoria stava ritornando ai suoi livelli normali) gli aveva perentoriamente consigliato di affidarsi a un oncologo.

Non prese nemmeno in considerazione l’idea di cenare e andò prestissimo a letto, provando tuttavia una strana sensazione di calma interiore, della quale si stupiva egli stesso. Fosse ancora un effetto residuo del sedativo assunto ore prima o qualche altro singolare stato, si addormentò quasi subito.

È noto che nelle prime ore di sonno di norma non si fanno sogni. Il signor Tale, che amava leggere su argomenti di salute, aveva appreso poco tempo prima che esistono tre stati di coscienza ordinari: veglia, sonno senza sogni, sonno con sogni; aveva anche letto di un quarto stato di coscienza,

raggiungibile con alcune tecniche o con forme e suoni appropriati, in cui si consegue un rilassamento più profondo di quello del sonno ma senza cancellare la percezione di sé e dell’ambiente circostante. Aveva letto che questa pratica induce molti benèfici effetti sulla persona stessa, e perfino un effetto armonizzante su molte altre persone, se eseguita regolarmente da un certo numero di individui insieme; inoltre che vi era già una consistente sperimentazione di questa pratica con persone cui era stato diagnosticato un tumore; non gli era sembrato però di averne capito granché, per cui si era ripromesso di informarsi più dettagliatamente in seguito; non aveva inoltre il minimo dubbio che il suo medico di famiglia avrebbe trovato tutto questo assai poco scientifico …

Più tardi, nella notte, fece una sequela di sogni di cui al risveglio non avrebbe ricordato nulla ma, verso mattina, capitò un sogno davvero singolare. Il signor Tale stava volando. Sì, senza ombra di dubbio. Trovava normale farlo, come in tutti i sogni che si rispettano; e dopo un po’ si trovò, come se lo avesse sempre fatto, ad appollaiarsi con naturale destrezza sul ramo di un albero. A quel punto si guardò addosso, e constatò che la sua consapevolezza abitava attualmente il corpo di un uccello. Non esistevano specchi intorno, per cui non poteva vedersi “in faccia” ma, combinando quello che poteva vedere di sé con le nozioni che aveva sull’aspetto degli uccelli, concluse che stava abitando il corpo di un Gufo. Si guardò quindi intorno e realizzò che in quella strana condizione poteva percepire le singole cose sia distinte sia – nel contempo – come facenti parte di un unico, indistinto Tutto. Richiamò alla mente altre remote nozioni sulla percezione dell’emisfero destro e dell’emisfero sinistro del cervello, ma queste considerazioni cedettero quasi subito il posto all’interesse per quanto stava accadendo davanti a sé (e più in basso, visto che il ramo su cui stava era ad una certa altezza). Senza accorgersene si assestò più stabilmente sul ramo e stette a guardare. L’aria in un punto dello spazio iniziò a vibrare, poi si fece più trasparente e quasi liquida (come quando si guarda sopra un bel fuoco all’aperto); contemporaneamente udì un Suono alquanto strano, che pure gli risultava vagamente familiare, finché lentamente diventò visibile la forma di un Essere; era un Personaggio di elevata statura, vestito in una foggia che non aveva mai visto prima. Dalla sua figura emanava una luce iridescente che pian piano trascolorava nello spazio circostante e – insieme con quella – una straordinaria autorevolezza, che nulla aveva però a che fare con il possibile esercizio di un qualche potere di tipo impositivo; era un’autorevolezza intrinseca, se così si può dire, ma di una potenza tale che Gufo provò un senso di ammirata riverenza. Nonostante ciò si sorprese a chiedere: “Chi sei?” in realtà era perfettamente consapevole che dal suo becco era uscito solo un verso “gufesco”, ma sapeva in cuor suo di avere formulato quella domanda.

“Sono il Gran Visir”, rispose l’Essere, che evidentemente comprendeva i linguaggi e le intenzioni di tutte le Creature: “Sono il Gran Visir dell’“Imponderabile Mah?” Le due ultime parole produssero su Gufo uno stranissimo effetto: non udì propriamente parole, fu come se dentro di lui risuonasse l’antica memoria di Qualcosa di vagamente conosciuto, anche se totalmente indefinibile, come il riconoscere qualcosa che la mente aveva da lungo tempo dimenticato.

“Puoi cortesemente rivelarmi il motivo per cui mi trovo qui?” chiese Gufo, che a volte sapeva produrre un eloquio molto garbato, quasi signorile. “Tra poco lo saprai” rispose l’Essere, con un sorriso che fece vibrare a Gufo tutte le penne. Provava in quel momento un’altra strana sensazione, come se intuisse quanto stava per accadere senza tuttavia conoscerlo propriamente… stette quindi ad aspettare, e la sua attesa durò poco. Il Gran Visir fece un cenno con la mano destra, e in un altro punto dello spazio accadde un fenomeno simile a poco prima; stavolta, però, divenne visibile un cerchio dorato, dal quale uscì quasi subito una Bambina; portava una veste anch’essa dorata e, pur non avendo altri particolari tratti distintivi, il suo sguardo era animato da una Luce di incantevole e disarmante Innocenza. “Bene, Vera – le disse l’Essere – tu sai perché sei qui. Ciò che fra poco farai è una Tappa del Compito che hai da tempo immemorabile. L’ “Imponderabile Mah?” mi ha incaricato di trasmetterti l’Invito a farlo adesso. Vera si inchinò lievemente verso il Gran Visir, poi si rivolse ad un altro punto dello spazio e pronunciò poche e decise parole, nel dire le quali sembrò diventare più alta e più luminosa: “Avvenga ora ciò che è previsto”. Per la terza volta accadde lo stesso fenomeno, dando luogo stavolta al materializzarsi di una porta. Quasi subito ne uscì uno strano individuo; era magro, allampanato, con pochi ciuffi di ispidi capelli grigiastri e portava un paio di occhialetti rotondi.“Chi sarà mai?” si chiese Gufo mentalmente. Come se avesse udito i suoi pensieri (e certamente era così) Vera si rivolse a lui (sempre appollaiato sul ramo) e rispose alla sua domanda: “È il Creatore e Catalogatore delle Entità Nosologiche”. Gufo non ricordava di avere mai udito prima un nome simile; ebbe peraltro poco tempo per chiedersene il significato, perché lo strano individuo chiamò attraverso la porta: “Venite qui, tutti” e attraverso la porta entrarono numerosi altri individui, in una strana processione. Dapprima comparvero Morbo di Basedow, Rettocolite ulcerosa ed Enfisema polmonare; seguirono Ipertensione arteriosa essenziale, Cefalea a grappolo e una persona dall’aria decisamente sussiegosa nonostante la giovane età: Fibromialgia. Seguirono Fibrosi polmonare idiopatica, Sindrome nefrosica e Ginocchio della Lavandaia (quest’ultimo con l’aria di chi si sentisse alquanto trascurato da alcuni decenni). Dopodiché entrò in scena un numero davvero considerevole di altri strani individui. Gufo si domandò come ci stessero tutti nello spazio – tutto sommato esiguo – nel quale si stavano radunando; ma ormai si era abituato al fatto che in quella Dimensione i corpi e le cose sembravano compenetrarsi restando tuttavia perfettamente distinti. Comunque gli risultò evidente che, a parte il nome incomprensibile che aveva da poco udito, si trattava con ogni evidenza di tutte le malattie conosciute.

“Ci sono tutti?” chiese il Gran Visir al Creatore e Catalogatore di Entità Nosologiche; la domanda fu formulata, ma si percepiva chiaramente che Egli ne conosceva già la risposta.

“No, ne manca uno” rispose l’altro. Fu allora che, ostentando un atteggiamento di una altezzosità appena sopportabile, comparve un individuo con tre teste. Era Cancro-Linfoma-Leucemia; come se fosse convinto di un qualche potere nettamente superiore a quello degli altri, li squadrò con aria di sufficienza e finalmente si decise a porsi davanti a loro.Vera aveva atteso pazientemente che fossero giunti tutti. A quel punto li fissò negli occhi uno per uno, finché posò lo sguardo dritto in quelli di Cancro-L.L., soffermandovisi a lungo. Come facesse a fissare contemporaneamente gli occhi di tre teste era cosa difficile a capirsi per una mente razionale, ma ormai Gufo si era abituato a considerare normale ciò che avveniva in quella strana bolla spazio-temporale. Cancro-L.L. (ma la stessa cosa era accaduta a tutti gli altri) provò per la prima volta uno stato d’animo che fino ad allora gli era stato completamente ignoto.

“Il vostro Compito termina oggi” disse Vera, rivolgendosi ora a tutti. “Ma prima di invitarvi a fare quello che farete, chiedo al Gran Visir di convocare un altro Personaggio, secondo quanto è da lungo previsto, che è il principale destinatario di ciò che sta accadendo qui oggi”.

Il Gran Visir fece un altro cenno nell’aria alla sua destra, e da quella direzione avanzò la Persona attesa. “Benvenuto, Interezza – disse il Gran Visir – oggi, fra poco, compirai un Passo Evolutivo importante; sarà un cambio completo di Paradigma rispetto a quello che hai seguito finora.

Guarda e considera per l’ultima volta i personaggi che hai di fronte: non ti serviranno più”.

Si rivolse quindi a quelli, dicendo: “Come vi ha detto Vera, fra poco vi dissolverete per sempre; non proverete alcun dolore e nemmeno alcun disagio, ciò non fa parte della Volontà dell’ “Imponderabile Mah?”. Interezza? – si chiese Gufo, che in questo nuovo personaggio ravvisava qualcosa di familiare – Interezza…” Non si capiva nemmeno se fosse maschio o femmina e comunque, in quella multiforme dimensione in cui si trovavano, comprese ben presto per via intuitiva che si trattava dell’Essere Umano.

Quasi subito Vera si rivolse nuovamente agli Individui e al Catalogatore e disse in tono perentorio, senza tuttavia ombra di durezza: “Il vostro Compito è finito. Dissolvetevi nel Grande Tutto, ringraziandolo del ruolo che avete ricoperto per così lungo tempo”. Con una espressione in cui prevaleva decisamente lo stupore, in breve tempo tutte le Malattie e il loro Creatore e Catalogatore scomparvero, come se fossero “evaporate”; uno degli ultimi fu proprio Cancro-L.L., probabilmente

per il fatto che l’enorme potere di cui aveva goduto lo aveva portato a convincersi profondamente di essere un’entità dotata di vita autonoma. Fu allora che Vera si rivolse a Interezza e gli parlò. Parlò con pacatezza e autorità, in un modo che stupiva vedere in una bambina.

“Da questo momento, Interezza, la tua condizione muterà radicalmente rispetto a quella in cui ti sei trovato finora. La tua Mente si era radicata da lungo tempo nella convinzione che esistano delle Malattie dotate di vita propria, come se fossero delle entità reali, distinte da te, che possano entrare in te e occuparti, danneggiandoti. Come hai visto, si trattava di una pura illusione, di un costrutto della mente. Se per comunicare e intendersi può essere necessario identificare situazioni che chiamiamo malattie, in concreto esistono persone in cui accade un processo che coinvolge tutti i livelli dell’essere. D’ora in poi, dunque, rivolgerai l’attenzione a te stesso e alle molteplici Componenti di cui sei l’Intreccio. Le tue Emozioni,i tuoi Sentimenti, i tuoi Affetti, le tue Intenzioni, sollevati dall’idea di entità chiamate Malattie, saranno più liberi di esprimersi in modo fluido e integrato. La tua Energia scorrerà in te, e se incontrerà degli ostacoli al suo libero fluire saprai ristabilirne l’equilibrio. Vivrai nella consapevolezza che la Salute e il Benessere sono il tuo stato naturale, quello per cui sei stato Creato. Se nonostante ciò il tuo Corpo a volte ti darà dei segnali di disagio o di dolore, la tua Mente te ne rivelerà l’origine e il significato, nei casi in cui avrai già appreso a sufficienza in questo ambito; negli altri casi sarà il Subconscio la tua guida attraverso intuizioni, immagini, percezioni o sogni, per giungere allo stesso risultato. Così pure, se una parte del tuo corpo si altererà nella sua funzione o anche nella sua struttura (a Gufo balenò l’immagine di un cancro allo stomaco), ti renderai conto del significato anche di questo. Così come saprai che, se c’è uno squilibrio, esso si è prodotto al tuo interno (con l’apporto al massimo di fattori esterni), saprai che la Guarigione avviene dentro di te e dal Tutto di cui sei Espressione, medicine e persone essendo solo un aiuto. Sarai anche consapevole che la tua Individualità è in costante relazione e connessione con quella dei tuoi simili e con tutto ciò che conosci e non conosci. La tua Anima avrà presente lo scopo per il quale ti trovi qui: acquisire crescente Consapevolezza e Compassione per tornare allo Stato dell’Essere, che è la tua vera Natura. Va’ dunque, una nuova Vita ti attende”.

Interezza si inchinò profondamente al Gran Visir e a Vera, ringraziò entrambi, quindi si rivolse verso la direzione da cui era giunto e si incamminò, scomparendo in breve alla vista.

Il Gran Visir si rivolse a Vera con profonda tenerezza e con un radioso sorriso: “Grazie, Vera, hai assolto come sempre il tuo Compito. Va’, ora, in attesa del tuo prossimo Intervento”.

Vera si inchinò di nuovo lievemente al Gran Visir e ne ricambiò il sorriso poi, camminando con agile leggerezza, rientrò nell’anello dorato dal quale era uscita.

A questo punto il Gran Visir si rivolse a Gufo e con fare benevolo gli disse: “Puoi andare ora, hai appreso quanto dovevi”.

In quell’istante il signor Tale si svegliò e sul suo volto fiorì un sorriso.

“Grazie – disse – grazie, ho compreso”.