Miriam Meldolesi – Carcinoma mammario “infiltrante”

Luglio 1, 2019 0 Di wp_3697678

Che strano, stamattina ho come un nocciolino nel seno sinistro: da tanti anni sono abituata ad auto-palparmi per via del mio seno policistico ma questo sembra un sassolino e non si muove.
Ma quando mi è venuto? Ieri non sentivo nulla…
Nelle ultime eco e mammo non si vedeva nessuna anomalia, nulla di diverso dalle solite cisti acquose, grandi ma sempre cisti acquose. Anticiperò i controlli – mi dico –cosi per scrupolo, ma sicuramente non sarà nulla. Forse una cisti acquosa cresciuta un po’ più delle altre.
Sono un po’ stanca ma è solo un periodo di stress, sono in CTU, la seconda per l’affidamento di mia figlia. Discutiamo per il collocamento di Angelica che per legge è in co-affidamento: continua a ripetere che vuole stare con me, ma non viene ascoltata… E poi sono sempre in riabilitazione e cammino ancora con le stampelle.
È passato meno di un anno da quando una macchina impazzita mi ha falciato sulle strisce pedonali lasciandomi in fin di vita. Ogni giorno ripenso a quegli attimi, al trattamento di Stimolazione Neurale che mi sono fatta istintivamente: quando ho pensato coscientemente di farlo mi sono resa conto che la mia mano era andata da sola. Sono caduta sopra la macchina sfondando con il viso il parabrezza, la macchina ha fatto 15 metri con me sopra il cofano e mi ha poi sbalzato 200 metri più avanti. Il viso aperto in due, senza più la piramide nasale, una emorragia inarrestabile, fratture e lesioni neurologiche in tutto il corpo… Sono in terra, una sensazione di pace mai provata prima, sono come sospesa, mentre irrompe il pensiero di mia figlia che devo andare a prendere a scuola…
Ho scelto di vivere: sono sopravvissuta alle operazioni e sono passata dal letto alla sedia a rotelle e da questa alle stampelle ma sono ancora qui. Ogni volta che i medici mi dicevano “… non sappiamo se ce la farà, se potrà migliorare”, ogni volta si risvegliavano di più le mie energie creatrici interne: quelle che tutti abbiamo, ma che spesso dimentichiamo di avere. E la Fede sicuramente mi ha aiutato.
Sto facendo la riabilitazione ortopedica e neurologica, sono sempre in CTU, sono solo stressata, il sassolino che sento nel seno non sarà nulla.
“Signora vorrei tanto sbagliarmi questa volta, dalle ultima eco e mammografia c’è qualcosa di diverso, è meglio sentire un oncologo…”. La voce della Dottoressa, in un secondo, squarcia il silenzio irreale della stanza e mi scuote dal torpore e dalla stanchezza di questi giorni; so che è molto brava ma questa volta si è sicuramente sbagliata… Chiamo mio zio che lavora in ospedale a Milano e lo avviso che sto per inviargli dei referti medici. Al telefono mi dice.”Vedrai non sarà nulla” ma dopo aver visto i referti la situazione cambia. “Miriam devi venire a fare un controllo qui”. Mi fanno un ago aspirato, avviso mio zio e i medici che, qualsiasi sia il responso, non ci sarò per i prossimi 10 giorni, sono in partenza per Gerusalemme e Palestina con Manos Sin Fronteras e non intendo rinunciare al viaggio.
Il viaggio è faticoso, ho dolori e non sempre riesco a camminare: l’incidente ha segnato e segna la mia vita nella mobilità e in tutte le azioni quotidiane, ma sono contenta di essere partita e i trattamenti di Stimolazione Neurale mi aiutano anche a controllare il dolore fisico. Siamo sul Giordano, il telefono è spento dalla mattina e una amica mi dice “hai avuto un terribile incidente ma sei fortunata, sei viva, sei qui e non hai un cancro…”. Riaccendo il telefono alle 22.00 in albergo e trovo venti telefonate da mio zio e da numeri del San Raffaele. La situazione allora è grave, chiamerò i medici domani mattina. Chiamo mio zio:” Miriam la situazione è grave, domattina devi venire in ospedale”. “Zio non posso, sono sempre tra Gerusalemme e Palestina, rientro solo tra qualche giorno. Appena arrivo in Italia vengo in ospedale.”
Carcinoma infiltrante duttale, dicono che la situazione è molto brutta e devo essere operata immediatamente. Ho sempre condotto una vita sana, faccio meditazione da tanti anni, sono una gemmologa, ho studiato geo-biologia e sono sempre stata attenta all’inquinamento elettromagnetico, cos’è che non funziona?
“Carcinoma infiltrante duttale, dalla RMN si è visto che è multifocale, non possiamo fare la quadrectomia come avevamo detto durante la precedente visita, dobbiamo per forza fare una mastectomia” mi dice il chirurgo. Lo saluto, scendo 3 piani di scale, esco e sola, per la prima volta, scoppio a piangere.
Sono sola e piango, piango, piango, piango. Il pensiero della mastectomia scoperchia il vaso di Pandora e finalmente piango il dolore, la rabbia e il senso di impotenza che mi hanno accompagnato nei lunghi mesi di CTU. Sono sola e piango per la mastectomia totale che dovrò fare ma in realtà piango per il distacco forzato da mia figlia con cui il cordone ombelicale non si è ancora reciso e che, per Sentenza del Giudice, dovrà stare un giorno con suo padre e un giorno con me, cambiando casa in un alternarsi quotidiano di cui non vedo il senso. Piango, piango, piango, poi chiamo la mia amica Ross, ci siamo conosciute meno di un anno fa tutte e due in riabilitazione al DIMER del San Raffaele: lei per un tumore al cervello, io per l’incidente. È la prima a sapere cosa mi sta succedendo. Quanti sforzi e quante lotte affrontate insieme, da “casuale” compagna di stanza ad Amica e Sorella: averla incontrata è stato uno dei Regali dell’Universo. Piango, piango, piango tutte le mie lacrime e mentre sono immersa in questo dolore capisco che devo viverlo e attraversarlo. Cosa mi sono provocata? Non si può scappare dal dolore, il dolore che avevo trattenuto è il nucleo di questo carcinoma. Devo viverlo il dolore ma non voglio neanche annegarci dentro: devo parlare con le mie emozioni più profonde, ascoltarmi e ascoltarle. Piango tutte le mie lacrime e mentre il dolore, la rabbia e il senso di impotenza se ne vanno capisco l’origine del cancro. Sono sempre dovuta essere la persona forte, quella a cui, anche mentre ero in fin di vita in ospedale, le persone venivano a raccontare i loro problemi….. Ora devo ascoltarmi, devo prendermi cura di me e amarmi.
Se il dolore è il nucleo del cancro, con l’amore posso farlo andare via.
Mastectomia totale e accetto tutte le terapie proposte dai medici: chemioterapia e terapie ormonali.
Ho sempre preferito le terapie naturali e le discipline bio-naturali, ma non mi sento sicura a non fare la chemio e seguo tutto il protocollo. Non mi piace la chemioterapia ma è meglio lei che rimanere con la paura… Però sì, affianco al protocollo i trattamenti di Stimolazione Neurale, rimedi omeopatici e fitoterapici. La Stimolazione Neurale mi aiuta ad eliminare gli effetti secondari della chemioterapia, mi tratto tutti i giorni e ricevo trattamenti anche durante l’infusione chemioterapica di 4 ore, così riesco a tenere sotto controllo la nausea e aiuto l’umore. Certo i capelli cadono, ma per evitarlo ci vorrebbe una bacchetta magica…
Le vene non reggono più la chemioterapia, più volte si rompono ed esce l’infusione: i medici decidono di farmi inserire un port a cath. Durante la prima operazione viene posizionato al contrario, sento il tubicino salire in su, mi fa male il collo e lo dico in sala operatoria, mi rispondono di stare zitta… Il collo continua a gonfiarsi, mi fanno una radiografia, hanno fatto un errore e devono rifare l’intervento ma lo faranno a fine giornata, alla fine degli altri interventi programmati… Il port a cath viene riposizionato, ma in questo secondo intervento c’è qualcosa che non va con i punti….
La chemio a questo punto non passa più dal braccio, purtroppo nel port a cath si annida una infezione e comincia ad uscire pus. Corro al pronto soccorso della mia città, ma è sabato: mi rimandano a casa dicendo che non possono fare niente e che per fare le analisi del sangue devo prima farmi fare l’impegnativa dal mio Medico di Base. Il lunedì vado a Milano, i medici che mi seguono decidono di sospendere la chemio fino alla risoluzione dell’infezione.
Dal port a cath non esce più pus, mi fanno un prelievo venoso, apparentemente l’infezione è scomparsa e mi viene “ sparata” la chemio. Purtroppo il port a cath è infetto, sarebbe bastato fare il prelievo anche da lì per rendersene conto. La chemio passando dal port a cath infetto diffonde l’infezione in tutto il corpo…
Torno a casa, mi sale la febbre, sempre più alta e quando comincio a tremare in modo incontrollato come mai mi era successo, un amico mi carica in macchina e mi porta di corsa in Linea Arianna al San Raffaele. Mi ricoverano e mentre mi portano in reparto, un infermiere dice :”ora sa cosa vuol dire tremare…”
Non ho mai visto questo reparto e ne ho girati tanti. Per la prima mezz’ora non apro bocca: vedo pazienti in fase terminale e io non credo di stare così male…
Miriam se sei qui ci sarà una ragione, se vuoi vivere ce la fai anche questa volta” mi dico e intanto prego. Mentre sono lì il port a cath viene tolto e gli amici, anche questa volta, fanno i turni per venirmi a trattare. Messa male fisicamente come sono in questo momento, tratto una mia vicina di letto, una signora anziana ma che riconosco come una bimba… Ci sono infermieri che in pausa entrano nella stanza e si fermano a chiacchierare ai piedi del mio letto, mi dicono che lì, mentre parliamo, si rasserenano e si ricaricano…
Dimessa, finisco i cicli di chemio previsti: “vinco” due sedute supplementari che faccio anche se controvoglia. L’oncologo ora vuole aggiungerne una terza, non ne comprendo il motivo, parlo con la vice-primaria che mi dà ragione: ho già fatto due cicli in più.
Vengo operata e gli espansori sono sostituiti dalle protesi.
Comincio l’ormonoterapia: 6 anni anziché i 5 del protocollo; i medici dicono che sono una paziente a rischio per familiarità – mia nonna è morta di carcinoma al seno e molti miei parenti, incluso il mio amato papà sono morti di tumore – e ho fatto lo switch con il farmaco dopo 4 anni, andrebbe preso almeno per due. Melius abundare quam deficere…
Tamoxifene, Decapepthil, Letrozolo, Exemestane, farmaci con strani nomi che mi accompagnano per 6 anni durante i quali continuo a trattarmi con la Stimolazione Neurale per eliminare gli effetti secondari indesiderati dei farmaci, per aiutare il sistema immunitario, rinforzare il sistema nervoso e avere una maggiore stabilità emozionale.
Sono passati 9 anni dall’incidente: era il 2010, 8 dall’operazione per il carcinoma e sono viva. Alcuni giorni sono fisicamente provata, la mia vita è sicuramente cambiata e ho imparato a non dare nulla per scontato.
Non ho ricette da suggerire, posso però condividere la mia esperienza: la Fede mi ha aiutato e credo che ognuno di noi abbia un proprio cammino da percorrere. Da soli è difficile, l‘arma più potente che abbiamo è l’amore. Mi sono stati vicini i miei zii, i miei figli, gli amici. Ringrazio i medici che mi hanno operato e seguito e la Stimolazione Neurale, io ho fatto la mia parte: decidere di continuare a vivere, cominciare a rispettarmi ed amarmi di più, trasformare il dolore in amore. “L’universo è cambiamento e la vita è comprensione” diceva Marco Aurelio, io credo che non sia importante come guariamo: è importante ascoltarci e sapere che possiamo comprendere e guarire. Qualsiasi cura può essere efficace se supportata dal cuore e dalla mente. La malattia ci spinge ad analizzarci, a comprendere noi stessi e le dinamiche con cui attuiamo, a riconoscere gli imperativi interiori che ci diamo e le strategie di sopravvivenza che abbiamo sviluppato fin dall’infanzia. Non possiamo scappare dal dolore, dobbiamo osservarlo, viverlo, attraversarlo. In questa azione non forzata, in questo fluire, ritroviamo il nostro centro, la nostra essenza, possiamo attivare le nostre risorse profonde e le nostre energie guaritrici che sono lì e che a volte, “distratte”, dimentichiamo di avere. Ho scoperto “sulla mia pelle” che viviamo di emozioni, che il loro linguaggio biochimico influenza la vita stessa. Sia quelle che ci fanno “stare bene”, sia quelle che ci fanno “stare male” come la paura e l’angoscia rimangono registrate nella nostra memoria e ci condizionano. Possiamo amarci se lo decidiamo, l’amore è a-mors, assenza di morte: se ne diventiamo consapevoli attiviamo le nostre risorse di guarigione e la nostra rinascita.