Alessandra Olgiati – Carcinoma ovarico diffuso all’addome

Febbraio 20, 2019 0 Di wp_3697678

La vita che scorre lenta e prevedibile nel suo alveo, un ricovero per banali accertamenti, la diagnosi di cancro e con lei, improvviso e inaspettato, lo tsunami che sconvolge ogni cosa. E poi l’impotenza, la ribellione, la disperata ricerca di una soluzione, dentro e fuori quel ‘protocollo medico’, immutabile e standardizzato, che ti cura ma non ti guarisce, che sceglie per te e decide della tua vita, togliendoti ogni responsabilità e impedendoti di agire.

Quel giorno che ho danzato nel bosco – la malattia che mi ha guarita’ è il racconto autobiografico di una donna che, di fronte ad una morte annunciata, decide di guardare negli occhi la sua paura e di andare oltre il dolore e la sofferenza e di ribaltare totalmente lo schema dentro il quale ha vissuto fino a quel momento. Ma è anche una profonda riflessione, offerta al lettore con leggerezza e rigore, sullo ‘stato delle cose’, una sottile e delicata indagine sulla malattia, sulla difficoltà del malato a destreggiarsi tra le sentenze dei luminari e le proposte dei cialtroni, una nota a margine sulla volontaria cecità di medici e medicina (qualunque ‘medicina’, tradizionale o cosiddetta ‘alternativa’), che sembrano rinchiudersi dentro i propri canoni immutabili e non voler tenere conto di un ‘oltre’ colmo di straordinarie possibilità. Incapaci forse di intravedere e accettare una terza strada in grado di bypassare quel codice che imprigiona il nostro cervello e le nostre azioni dentro immutabili certezze.

Se la Medicina con la emme maiuscola volesse farsi cogliere da una nuova prospettiva senza rinchiudersi in rigidi standard, se in un fortunato momento di dubbio decidesse di osservare con meno scetticismo la Mappa Umana e le misteriose risorse che la abitano, se ascoltasse l’intelligenza del corpo e accettasse che non esiste confine tra mente, corpo, anima e pensieri né alcuna differenza tra la fisica dell’Universo e quella delle cellule, se infine accogliesse i risultati della scienza, quella che si interroga e non smette mai di sperimentare, sono certa che riuscirebbe a portare nel suo protocollo il medesimo impossibile ‘miracolo’.

La storia si sviluppa in tre parti:

1. La vita prima della vita

2. Il blackout

3. La svolta

Nella prima parte, introdotta da un breve capitolo/prologo che vede la protagonista in una stanza di ospedale in attesa dell’esito di analisi mediche, lo sguardo vaga quasi distratto, perso nella calma apparente dell’occhio del ciclone. L’autrice, in una sorta di flashback, ripercorre la sua storia e disegna con cruda sincerità sé stessa e l’intero scenario della sua vita, il suo carattere sottomesso, l’infanzia difficile, l’ultima relazione malata. E’ il ritratto di una donna che fino a quel momento non ha fatto altro che subire la vita, in attesa che qualcuno o qualcosa di salvifico venisse a mutare il corso degli eventi. Nessun salvatore busserà alla sua porta, sarà la malattia a farlo.

Nella seconda parte il racconto accelera il ritmo e conduce il lettore dentro lo stato di incredulità, angoscia, dolore e impotenza della protagonista. Nel momento in cui la diagnosi si abbatte sulla sua vita, tutto il suo mondo sembra essere colpito dal medesimo cancro che ha invaso il suo corpo e, mentre affronta con una manciata di probabilità di sopravvivenza, gli interventi mutilanti e la chemioterapia, cerca disperatamente un’alternativa di pensiero, una ‘soluzione impossibile’ capace di regalarle un pezzetto ancora di vita. E’ il momento in cui si prende finalmente la responsabilità delle sue scelte e ‘decide di decidere’, sicuramente di ‘non morire’. Nella bufera degli eventi che si rincorrono lasciandola senza respiro, arriva un aiuto inaspettato, una possibilità a cui aggrapparsi. Qualcosa che va aldilà della medicina tradizionale e della medicina alternativa, incapaci entrambe di riconoscere i propri limiti. Non sarà una pozione magica né una tecnica spirituale ad aprirle la porta verso la guarigione, ma le più innovative teorie della scienza.

Nella terza parte la protagonista abbandona definitivamente certezze e resistenze e si affida allo ‘sconosciuto’, a quell’ignoto che, celato dentro il buco nero della sua coscienza, conosce le risposte. L’incontro con le nuove (o antichissime) teorie rilanciate dalla fisica dei quanti, la condurrà a sperimentare un nuovo modo di pensare e di essere e a vivisezionare chirurgicamente ogni aspetto della propria vita. Famiglia, amicizie e relazioni, abitudini e convinzioni, stabilità e certezze finiscono in un tritacarne dal quale si salverà ben poco. Convintasi che la malattia vada affrontata attraverso il cambiamento non solo dei ‘paradigmi oncologici’ ma anche dell’intero scenario che ha disegnato la propria storia personale, la protagonista sperimenta su stessa le nuove e sofisticate tecniche applicate alla biologia delle cellule per riattivare il potere dei meccanismi naturali di guarigione. E i risultati arrivano tanto rapidi quanto inaspettati.

Tra dubbi, ripensamenti, gioie assurde e nuove certezze, la storia del ‘suo cancro’ diventa così un ostinato addestramento sul campo, faticoso e risolutore, un commovente viaggio intimo e lacerante alla ricerca di sé stessa, per cercare la sola medicina in grado di condurla alla ‘Guarigione’. Decisa a rilanciare i dadi per vincere un nuovo ‘biglietto d’ingresso’ al grande gioco della vita, la protagonista ripercorrerà la sua intera esistenza mettendosi a nudo con coraggio, candore e ironia. E farà  piazza pulita di tutti i suoi mostri, cancro compreso.

Il libro è un canto alla vita, una danza di gioia, un invito a guardare la propria esistenza da una nuova prospettiva, un ‘messaggio dentro la bottiglia – come dice l’autrice – che ho deciso di lanciare in quell’oceano di paura e di dolore che mi è stato compagno per tanto tempo’, un incoraggiamento a cambiare il modo di affrontare la malattia, ma anche la vita e sé stessi. A credere che esista un ‘potere di vita’ più forte di qualunque idea, medico o medicina e ad abbandonarsi con fiducia alle infinite possibilità di meraviglia che abitano il nostro corpo.

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