La mente può farci morire o guarire

Dicembre 14, 2018 0 Di wp_3697678

La vicenda del signor Wright è molto istruttiva*.
Il signor Wright paga con la vita la propria “dipendenza” dall’idea che solo un farmaco possa guarirlo. Gli diamo tutto il nostro rispetto e cerchiamo di trarre dalla sua vicenda, almeno, un bene per noi. Perché si dà il caso che, prima di morire con un linfoma “maligno”, guarisca per ben due volte dalla stessa malattia. La prima volta ha masse tumorali e liquidi patologici nell’organismo, è considerato” in fase terminale” con una aspettativa di vita di pochi giorni; guarisce rapidamente con un farmaco appena scoperto, di cui ha sentito magnificare gli effetti e che chiede insistentemente gli venga somministrato, guarisce completamente fra la sorpresa dei medici.Viene dimesso ma dopo un certo tempo sente dire che il farmaco è inefficace: ricompaiono masse e liquidi patologici. Ricoverato nella stessa clinica, guarisce nuovamente con un placebo (ma gli hanno detto che è il farmaco potenziato). Tornato a casa, dopo qualche tempo sente confermare che il farmaco – che era convinto lo avesse salvato –non vale nulla, quindi si riammala e muore.
Di cosa è morto il signor Wright?

Antonio C., di 68 anni, viene operato per un cancro alla prostata nel novembre 2011. Dopo l’intervento gli dicono: “Stia tranquillo, signor C., è molto meglio di quanto pensavamo” (il che potrebbe far sospettare che si si sia trattato di una sovradiagnosi). Ma il signor C. entra in un declino progressivo; sta per ore in casa con lo sguardo fisso, ciò che prima lo appassionava non gli interessa più; mangia poco, perde peso sempre di più. I familiari tentano di scuoterlo. Viene ricoverato per due volte, una nell’ospedale più vicino al suo paese, l’altra nell’ospedale di una grande città. “Non capiamo cosa gli stia succedendo– dicono i medici ai familiari – non gli troviamo niente, non troviamo un motivo per cui deperisca così”. Sta di fatto che in sei mesi deperisce sempre più e muore in stato di cachessia, ridotto pelle e ossa. Viene eseguita l’autopsia: negativa.
Di cosa è morto Antonio C.?

Cosa c’è in comune fra queste due storie?
Cerchiamo che la loro morte non sia stata inutile.


*Per chi se la cava bene con l’inglese cfr. B. Klopfer, Psycologicalvariables in human cancer, Journal of prospective techniques 31(1957), pp. 331-40, oppure http://en.wikipedia.org/wiki/Bruno_Klopfer. In Italiano la vicenda è descritta nel libro Tutto è uno Edizioni Urrà, ed è riportata ampiamente in Internet