B. B. – Linfoma non-Hodgkin – 10 anni fa

Dicembre 14, 2018 0 Di wp_3697678

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita“.

Agli inizi del 2009, a quarantanove anni, mi trovai in un momento molto difficile della mia vita: una separazione (che dopo quattro anni si stava trasformando in divorzio con affido dei figli) dalla moglie, che sarebbe partita per l’estero con il suo nuovo marito, una causa commerciale complessa e onerosa in corso e, dulcis in fundo, proprio il giorno del mio quarantanovesimo compleanno, un licenziamento per tagli del management decisi dal centro finanziario della multinazionale per cui lavoravo da dodici anni, con un discreto successo personale.

Negli anni successivi tutto si risolse per il meglio. Il divorzio aprì una nuova vita sia ai figli che alla mia ex moglie e a me. Entrambi siamo ora felicemente risposati, i figli ora sono adulti e hanno ricevuto una formazione internazionale che aprirà loro molte più strade per il loro avvenire. La causa commerciale si dimostrò una causa temeraria e si ritorse contro la Società che la intentò, che fu condannata a pagare tutte le spese e a risarcire anche tutti gli attori che aveva indebitamente coinvolto. Infine il mio ingiusto licenziamento si risolse con un onorevole risarcimento, che mi diede modo di voltare pagina, professionalizzare alcune delle mie antiche passioni e trasformare il mio sogno nel cassetto nella mia attività, che oggi conduco con soddisfazione e che conto di far crescere ancora nei prossimi anni.

Ma agli inizi del 2009, il giorno del mio quarantanovesimo compleanno, tutto ciò non lo sapevo e davanti a me si prospettava un futuro nero e pieno di problemi e di paure da affrontare.

In questo quadro di pressioni di varia natura una mattina di inizio 2009, quando ero ormai a casa per l’improvviso licenziamento, notai un ingrossamento dei linfonodi, così andai dal medico. Erano anni che non andavo da un medico.

Non prendo farmaci da più di venti anni, né prendo influenze o mali di stagione. Al massimo, qualche malessere che passa da solo nel corso della giornata. Il medico diagnosticò che era un’infezione e mi prescrisse un giro di antibiotici ad ampio spettro. Non ottenendo nessun risultato, mi fece ripetere la cura. Di nuovo senza risultato. Stavo benissimo, non avevo sintomi o dolori, ma i infondi di ascelle e soprattutto collo erano gonfi.

Così iniziai l’iter diagnostico per arrivare a capire la ragione di ciò.

Feci due serie di esami completi sia in una Clinica privata che al Policlinico di Milano. E così, il primo semestre del 2009 lo passai tra ecografie,radiografie, ripetuti esami del sangue, agoaspirato dei linfonodo del collo, PET, TAC, prelievo di midollo e di osso iliaco e per finire anche un’operazione chirurgica con asporto di linfonodo inguinale per analisi istologica.

Fatti gli esami, la diagnosi parlava di Linfoma non-Hodgkin di tipo B. Mi dissero che era una malattia cronica di tipo maligno per la quale non c’era cura, ma solo un protocollo per allungare le aspettative di vita. Mi informarono nel dettaglio per procedere urgentemente con chemio e radio, con l’intento di darmi un po’ di equilibrio per i cinque anni seguenti, al netto della sofferenza di un anno di terapia e senza garanzie che avrei”risposto bene alla cura”.

Mi dissero che, se tutto fosse andato bene, dopo i cinque anni canonici, come effetto collaterale di chemio e radio, si sarebbero selezionate delle cellule autoimmuni e il male si sarebbe riprodotto, questa volta con un decorso più rapido. Curandomi, al massimo avrei guadagnato ancora un anno o due. Mi dissero che dovevo iniziare subito perché da li a poco avrei cominciato ad avere febbre alta, perdita verticale di peso, dolori da tutte le parti, sudorazioni notturne e il midollo osseo (già con un’infiltrazione linfocitaria del 15%) sarebbe stato attaccato più diffusamente, sarebbero aumentati anche i distretti linfatici colpiti e altre amenità del genere.

Durante la comunicazione della diagnosi finale eravamo presenti io e la mia allora compagna, ora mia moglie, che mi ha sempre sostenuto, condividendo coraggiosamente e con amore ogni scelta. Ascoltammo in silenzio. Poi ritirammo le avvertenze per gli effetti collaterali di chemio e radio, che avrebbero richiesto ulteriori cure di sostegno, e anche le informazioni per ottenere il cartellino rosa di esenzione INPS. Infine io chiesi e a fatica ottenni di poter andare in vacanza quindici giorni, prima di iniziare la cura. Tra un esame e l’altro era ormai l’agosto del 2009.

Con la cartella della diagnosi sotto il braccio, io e la mia compagna uscimmo dall’ospedale camminando in fretta, come per allontanarci il prima possibile. Superato l’angolo del Policlinico ci fermammo per tirare il fiato. Le dissi subito che io mi ero reso disponibile per una doverosa analisi approfondita, ma un conto è accettare la diagnosi e un’altro accettare la terapia. Da lì in poi avrei fatto a modo mio; anzi a modo nostro, dato che anche lei era perfettamente d’accordo.

E così semplicemente uscii dal raggio di azione dei medici, comunicando alla Clinica che preferivo curarmi al Policlinico, perché erano più specializzati e al Policlinico che mi sarei curato in Clinica, perché più familiare e confortevole. E partimmo più leggeri per le vacanze al mare.

Fu così che il gonfiore al collo, che vedo quando mi guardo allo specchio e che un po’ alla volta ho imparato ad accettare, diventò il mio Maestro. Non dice “Memento Mori” ma “Memento Vivi”.

Da quel momento, infatti, voltai pagina e invece di iniziare chemio e radio preferii impiegare l’energia in altro modo. Studiai per integrare il mio percorso scolastico e formativo per professionalizzare quelle che fino allora erano state le mie passioni, coltivate in una più che trentennale e ininterrotta pratica. Così riuscii a ottenere la certificazione al massimo del livello delle mie varie competenze Olistiche: Counselor Olistico e Docente in Counseling, Maestro di Arti Marziali Cinesi Interne e Pratica Energetica, Formatore e Consulente del Benessere.
Con mia moglie ho Fondato una Scuola di Formazione Olistica. Sono anche co-fondatore, Vicepresidente e membro del Comitato Scientifico di una Università Popolare.

Ora continuo a fare Consulenze di Comunicazione Creativa e Strategia di Brand, ma principalmente mi occupo di Formazione Aziendale e Olistica, Comunicazione Efficace, Crescita Personale e tengo anche incontri individuali e di gruppo di Counseling Olistico, Riequilibrio Energetico e Seminari e Corsi di Tai Ji Quan e Qi Gong. Infine, nel 2014 pubblicai il mio primo libro sulla Crescita Personale, Ricerca Interiore e Tecnica dei Sogni Lucidi.


Insomma, al rientro da quelle ferie del 2009, invece di iniziare il ciclo di chemio e radio considerai la notizia di avere un linfoma incurabile come la mia tesi di laurea su ciò che avevo imparato nel mio percorso e mi feci carico delle scelte senza più delegarle alla Medicina Ufficiale, per la quale la risposta è ancora una sola: chemio e radio su tutto ciò che si muove, finché si muove. Poi, se qualcosa non funzionasse è perché “Il paziente non ha risposto positivamente alla cura”.

Da Gennaio 2009 sono passati più di dieci anni, e non ho fatto nessuna cura farmacologica, così posso dire che, a parte quell’inutile giro di antibiotici che mi prescrisse il medico nel 2009, sono più di venti anni che non prendo un farmaco. Ho scommesso sulle risorse naturali dell’organismo e su quello che ho imparato in ormai quarantadue anni di ricerca personale, Pratica Energetica e Meditazione e mi sono preso cura di me, che è cosa diversa che combattere la malattia.

Ho solo assunto qualche integratore di Vitamina C, come Ascorbato di Potassio, ogni tanto compresse di Melatonina e qualche spremuta di limone. Ho provato anche alcuni preparati da piante medicinali come Graviola, Aloe ecc. Oppure ancora integratori come Biotic o Syncro Levels, oppure ho sperimentato vari rimedi omeopatici. Ciascun rimedio avrà certamente fatto la sua parte, ma ciò che deve fare una cura corretta è solo attivare la Vis Medicatrix Naturae, il vero medico interno che di solito viene subito ucciso dalle cure ispirate alla lotta contro la malattia, invece che al rafforzamento delle risorse naturali, aiutando il riequilibrio olistico dell’essere. Soprattutto ho cercato di lavorare sulla depurazione, per lasciare più libero l’organismo di trovare una sua strategia e un suo migliore adattamento. Per il resto ho continuato a mangiare e a bere bene, non eccedendo se non occasionalmente e a godermela senza ritegno alcuno ancora più di prima, tanto che, pur con tutta la mia agilità ed efficienza nelle arti marziali, ora peso 83 chili: cinque in più di dieci anni fa. Continuo ad avere un Sistema Immunitario potente e non prendo mai raffreddore o influenza, neppure quando l’inverno a casa mia sembra un lazzaretto.


In questi dieci anni ho visto altri miei conoscenti incontrare la malattia che fa paura, alcuni proprio un Linfoma come il mio, ma hanno scelto di seguire il protocollo medico affidandosi alla Medicina ufficiale senza interrogarsi sul proprio male, come se fosse stato qualcosa a loro alieno. Non si fanno statistiche con le conoscenze, ma mi limito a osservare nel mio piccolo che nessuna di quelle persone è sopravvissuta oltre i tre anni dalla diagnosi, alcuni non sono riusciti a portare a termine la cura. Il motivo si sa qual è: “Il paziente non ha risposto positivamente alla cura”.


Ora con questa esperienza posso dire che la medicina ufficiale è meravigliosa se hai bisogno di una protesi, di ripararti le ossa o fare un’operazione chirurgica anche complessa, ma non sa nulla di come funziona il collegamento psiche-soma. Ha perso la conoscenza del decorso spontaneo delle malattie e della capacità di autoriparazione dell’organismo.

Sarebbe ora che la Scienza Ufficiale, se davvero vuole fregiarsi a buon diritto di questo titolo, cominciasse a raccogliere la casistica anche di quelli che guariscono senza cure farmacologiche e senza seguire i suoi protocolli. Ma, in molti casi casi, i medici che seguono la cosiddetta Medicina Ufficiale sono più o meno inconsapevoli gestori di procedure e protocolli obbligatori decisi altrove, dei quali spesso essi stessi non sanno nulla. Agitano la parola cancro come uno spauracchio utile solo a Telethon e ai produttori di farmaci. Alcuni sono consapevoli o per lo meno hanno dubbi, ma hanno giustamente paura di essere radiati e di perdere la loro carriera. So per certo che molti di loro non sottoporrebbero se stessi o i propri cari a cure del genere. E questo è emerso da più di un confronto al momento della verità, in casi che ho di prima mano.


Ad oggi io sto bene e non ho mai avuto nessuno dei sintomi collaterali che mi sono stati paventati, nemmeno alla lontana, anzi, sono così pieno di energia, che ne do anche agli altri. Unico sintomo, ho dei linfonodi al lato destro del collo visibilmente gonfi e gli esami del sangue presentano un livello basso di piastrine. Ma a parte l’estetica e, a volte, un po’ di fastidio di tipo meccanico, nulla di che, davvero. Sono più vivo di tanti altri che hanno gli esami a posto e il fisico perfetto. Di qualcosa morirò, forse di questo o magari di un altro male (ma poi, male, bene, che vuol dire?). Chi lo sa, e chi sa quando: ovvero sono nella condizione di qualsiasi uomo sano.

Ho scelto di andare avanti, attraversando la malattia, invece che fermarmi per combatterla. Perché gli ostacoli non si risolvono: si superano. Mi sono preso la mia responsabilità e ho curato e continuo a curare me stesso, accogliendo e trasformando la malattia. Così come nella pratica del Tai Ji Quan: non ci si oppone con la forza a un attacco ma lo si accoglie e lo si trasforma. Non a caso lo stile che pratico, tra i tanti nomi che porta, c’è anche quello di Perla della Vera Sintesi. Come l’ostrica reagisce all’intrusione di un granello di sabbia trasformandolo in una perla, così, interiorizzando i principi del Tai Ji Quan, ogni ostacolo è accolto, integrato e trasformato in un movimento di bellezza, forza e armonia. Ecco come la Perla Della Vera Sintesi si rivela una Via Maestra per calmare la mente, comprendere e armonizzare le opposte energie interne e sviluppare la personale centratura interiore, la vera perla nascosta in ciascuno di noi.

Infine, dieci anni dopo, sono ancora qui. Forse ho avuto ragione, forse solo fortuna. Ma ora so che ciò che insegno nei miei corsi non è solo teoria, ma viene dal centro della mia consapevolezza.

”Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.”